Entità base felina Entità base felina PrecariaMente | PrecariaMente | Il Cannocchiale blog
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  PrecariaMente Precari si nasce.E io lo nacqui.
 
Diario
 


Ho sempre detestato questa parola.Precario.Precario non è un lavoro, ma un aggettivo.Quando mi chiedono:"e tu che lavoro fai?", mica rispondo:"sò precario!".Specifico compitamente:"Insegnante.Precaria". Precario,spia di una condizione pressochè perenne di incertezza.Perchè quando il lavoro è T.D.,tutta la tua vita è a tempo determinato. Inizia.Finisce.Punto.Precario è un modo di vivere, un modo di agire ed operare in equilibrio instabile.Se non si hanno tempra forte,spirito di adattamento,corazza e sensi di ragno, il precariato non fa per voi.Sempre pronti a mettersi in gioco,sempre pronti a dimostrare che si è professionisti.Che essere precario non significa essere senza qualità.Ma che fatica.


9 novembre 2015

Qualcosa arriverà...

Talvolta lascio che il passato mi travolga come un'onda anomala. Lascio salire la marea fino a sommergermi del tutto. Fino a quando decido di tornare a galla per. Respirare a fondo e riempire i polmoni d'aria. Che non è né fresca e né pulita. Il passato che mi sommerge per un nonnulla. Chi crede che separarsi sia facile , si sbaglia di grosso. Vuol dire distruggere ed archiviare un pezzo più o meno consistente della tua vita. Soprattutto se avevi vent'anni e ora ne hai oltre quaranta suonati da un bel pezzo. Significa dare un calcio ben assestato nelle palle alla tua vecchia vita, rimetterti in discussione e ricominciare da capo. Scegliendo la via più difficile. Perché sarebbe stato fin troppo facile piegare la testa e accontentarti di far finta che tutto andasse bene e. Riadattarti ad una vita fintamente tranquilla,come quella di tante famiglie fintamente felici solo per salvare le apparenze. Condannata a essere infelice e pensierosa, disattesa nelle aspettative, nei pensieri e nelle illusioni, connivente nelle ponderanti e forti delusioni che ti hanno accompagnato per una vita intera. Invece ho scelto la strada più difficile. per guardarmi in faccia e non rimproverarmi nulla. per restare coerente a costo di galleggiare nella solitudine. Rifiutando di restare nel limbo degli ignavi. Difendendo la mia scelta. Eppure. Basta una foto in cui una conoscente qualunque sorride felice al braccio del compagno di una vita. O per un piatto di spaghetti che un marito cucina orgoglioso di domenica per la moglie. Non ho mai avuto il piacere di queste cose. Anche se tiravo la carretta, dovevo comunque fare quello che una donna schiava sottomessa deve fare. Cucina. E se non è buono? Critiche. Pulisci. E se non è pulito? Critiche. E così per vent'anni e oltre. Ma spesso quei silenzi che erano scambiati per sottomissione al potere maschile erano solo spie di una ribellione silenziosa e rancorosa. Di una determinazione che rasentava la durezza della pietra. Come Tim Robbins nelle ali della libertà:un tunnel scavato con un cucchiaino.Le briciole lasciate cadere senza che un compagno distratto e auto referenziato se ne accorgesse; segnali che non interpretava ma che non gli importavano. Neanche. Ero data per scontata. Obbediente. perché lui era l'uomo. Un quaquaraqua la cui famiglia era l'ultimo dei pensieri. E invece. Caduta l'ultima pietra. Uscita sotto la pioggia all'aria aperta. La schiava ce l'ha fatta a riscattarsi. Una spallata e via. Lui, che aveva sempre sottovalutato la schiava resta basito. Tramortito. La schiava indurita. Ride del suo pentimento effimero e arrivato troppo dopo. Eppure cosa c'è che non va in questa libertà così agognata? C'è la consapevolezza che da ragazza non avevo davvero la portata di cosa significasse matrimonio. La condivisione piena di un percorso, di una vita in due, di qualcosa che andasse oltre il lavare e stirare. E cucinare. Di un pezzo di vita da fare insieme al di là della routine. Quell'intesa che andasse oltre e tutto.Mente e cuore. Non c'era nulla. E ora che sono annegata nel fondo dell'anima mia, mi ritrovo un po' di saggezza, tanto da dare ma nessuno con cui condividere. Se si sceglie un marito un compagno, meglio andare coi piedi di piombo: se è per tutta la vita, auguratevi che cresca con voi, che si evolva con voi, che non si perda nelle pieghe del quotidiano ma che condivida con voi un sorriso(che vada oltre; un' idea(che cementifichi il rapporto). E soprattutto condivida i silenzi carichi di significati che vanno oltre, uno sguardo che faccia battere il cuore ancora dopo tanto tempo; che capisca che se state sdraiate sul divano è perché avete bisogno di dieci minuti di stacco non di indolenza...Che soprattutto abbia fiducia incondizionata, vi lasci vivere e lo lasciate vivere , tra amici, calcetto , palestra e quant'altro. Che il modo migliore di stare insieme è scegliersi ogni giorno, tra gli altri,con gli altri e da soli. L'amarezza mi travolge sapendo che forse, da qualche parte, magari c'è qualcuno per me. Ma non ho voglia di mettermi in gioco. Non ho voglia di rischiare. E magari nessuno ha voglia di perdere tempo con una come me, dalla corazza d'adamantio, indurita a forza di "paccheri", amareggiata ma non per questo triste. Anche se è proprio nelle corazze che si nascondono le anime più fragili, quelle che hanno più che mai bisogno di un abbraccio e una carezza. Che dice più di mille parole. Eppure. Nonostante le delusioni, ogni giorno indosso il mio sorriso migliore. perché disarmi la vita e le difficoltà a sorridergli in faccia. E dunque, sebbene da poco di ruolo, la mia vita continua più che mai.... Precaria-Mente...


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permalink | inviato da Mokella il 9/11/2015 alle 18:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


3 febbraio 2008

Jesce juorno

                                                             

Ascoltavo la mia città cantata dal suo menestrello di tanti anni fa : Pino Daniele.
Ogni parola ,ogni singola nota ti dipinge una scena,ti accompagna nel cuore della città e  fotografa tanti attimi delle innumerevoli realtà quotidiane che si agitano  nei "vic 'e vicarielli . Qui,lungo queste viuzze strette e lastricate,profumate di detersivo e ragù, si affacciano i "vascetielli", i bassi: piccole casette a livello strada ,anima dei quartieri popolari ,le une vicino alle altre,"condannate" ad una sorta di forzata ,pittoresca e rassicurante  convivenza dove tutti sanno tutto di tutti, una mano lava l'altra. uno schiaffo diventa " 'o pacchero" e  "nu buon guaglione,sulamente nu poc ricchione,che ha cominciato col vestito della sorella pe pazzià" * . L'economia del vicolo si fonda su tutto ciò  e molto altro ancora.
Napoli non è tutta in pianura,c'è la collina del Vomero , i Camaldoli e dunque ecco il venditore ambulante, con la sporta piena d'aglio e "si nun saglie e scinnë ,tutta 'sta rrobba nunn'a vinnë " ** mentre " un vento caldo solo pieno di pazzie che dal sud arriva e ti tiene sveglio " *** .
Decidi di scendere e passeggiare in riva al mare,per respirare i mille profumi del porto ma ti  senti "ca vocca salata ...perchè chi tene 'o mare o ssape che è fess e cuntent,chi tene 'o mare o ssaje nun tene niente" *.
E le parole dure o poetiche , gridate o sussurrate sono esaltate -come un buon vino che accompagna un pasto- dalle note di una splendida, mediterranea chitarra,i ritmi delle percussioni sottolineano il ribollire della lava che cova nell' apparentemente sonnolento Vesuvio, ti innalzano e ti infrangono sugli scogli di Mergellina, il suono morbido e lontano di un calliope ti riportano alla mente gli echi delle dominazioni .Quando anche l'ultima nota si spegne,ripiombi sulla terra ma gli occhi della mente sono ancora nei vicoli,con donna Cuncetta che  "dint' o tuppo niro ci stanno tutt'e paure 'e nu popolo ca cammina sotta 'o muro" *e ti ritrovi "pe' dint'a sacca carte e cartuscelle e so' tre ghiuorne ca 'e voglio jettà' pe' nun te penzà' cchiù pecchè ce staje semp' tu " **** o in un incontro casuale,dopo qualche anno, col sole che "trase e jesce" mentre "schizzechea" -pioviggina- e queste minuscole goccioline d'acqua ti entrano nelle ossa, parli di banalità ma hai negli occhi il rimpianto di ciò che sarebbe potuto essere e non è.
Ho smesso di seguire Pino Daniele nel 1997. Aveva lasciato Napoli e non ne ha potuto -voluto?- più cantare la realtà. Ha cercato altre vie .Ricerca ,sperimentazione.Ma credo non abbia potuto ritrovare in alcun luogo ciò che c'è qui. nel bene e nel male.
Le  realtà di Napoli ora le narrano i tg.Senza né musica né poesia.
Ma il sole sorge sempre su Napoli,sui suoi vicoli ,i bassi, le donne Concetta e i  buoni guagliune,con le loro piccole e grandi storie. E a chi l'ha lasciata ,dedico le stupende parole di "Jesce juorno" :
         
      

"Jesce juorno ‘ncopp’ ‘e suonne ‘e chi nun ce sta e non sente più il mare ..." *****



*     (Pino Daniele 1979)
**    (Terra mia 1977)
***   (Vai mò  1981)
****  (Mascalzone latino 1989)
***** (Schizzechea -With Love- 1988)




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permalink | inviato da mokella il 3/2/2008 alle 0:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa


3 gennaio 2008

...Ancora....

Noto-con profondo dispiacere-che la questione rifiuti rappresenta il tallone d'Achille dell'intera nazione.Non si spiegherebbe altrimenti come mai tutti-dai media ai colleghi blogger-si prodighino tanto in resoconti,opinioni,commenti e proposte di risoluzione dell'annoso problema rifiuti.
Parole,parole,parole.
L'unica voce che non si leva alta in questo panorama dalla mutata orografia-l'appennino ha alle sue pendici tante colline dai nomi che variano dal monte sacchetto alla cima riciclata-è quella dei nostri politici.Magari saranno in vacanza e potrebbero non essere a conoscenza dei fatti.(?)
Che sono gravi;si sta precipitando sempre più in un pasticcio fatto di violenza ,malessere e paure.Perchè chi ha scelto di restare in Campania-a Napoli in particolare-lo ha fatto  nonostante tutto;scommettendo sulle potenzialità della città;una decisione ferma e irrevocabile.E' facile mollare tutto,partire e abbandonare la città nelle mani di chi non crede nella legalità e nel cambiamento.Speranza di una rinascita è utopia?Forse.Ma chi ha deciso di restare e di fare qualcosa nel proprio piccolo per soffiare sul fuoco-non dei rifiuti - ma del cambiamento deve crederci.Per forza.Per sopravvivere.Non ci creiamo falsi alibi,giocando a  scaricabarile.
Ad ognuno la propria fetta di responsabilità.Piccola o grande che sia.Per cambiare;dare una sterzata decisiva; cercare davvero di tirare fuori quell'orgoglio napoletano,scardinando i soliti stereotipi in cui crede solo chi si ferma alle apparenze.Anche un piccolo blog può servire a questo.E' la voce dei napoletani onesti e puliti: credono ancora nel futuro della città e non sputano nel piatto in cui mangiano.Si rimboccano le maniche per costruire ,non per distruggere.


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permalink | inviato da mokella il 3/1/2008 alle 13:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (19) | Versione per la stampa


2 gennaio 2008

Il sacchetto dove lo metto?

 Mezzo assonnata,guardo le notizie sui quotidiani on line e mi colpisce il primo titolo di Repubblica dedicato alla questione rifiuti.Da napoletana, ho sempre evitato di parlarne ,perchè poco oggettiva e direttamente coinvolta.Ora non posso svicolare più.
La questione è - secondo me -di impossibile soluzione.
A monte sembra si agitino meccanismi e interessi che vanno al di là dell' umana comprensione;sono ormai più di dieci anni che si è in regime di emergenza che emergenza non è;ormai è la normalità.Per noi napoletani l'anormalità è vedere i cassonetti puliti e le strade sgombre; ci meravigliamo se assistiamo a tale evento.Stupiti ci chiediamo-Ah,ma stanno raccogliendo?E' straordinario vedere come l'uomo si abitui a tutto.
Il problema credo sia sorto quando si chiuse la discarica dei Pisani-quella che, per intenderci, vorrebbero riaprire in questi giorni-e da allora non si sono trovati rimedi definitivi per lo smaltimento; la stessa raccolta differenziata poco differenzia in quanto non ci sono molte  aziende che lavorano il prodotto.Dunque solo soluzioni tampone.Mai una cosa certa,definitiva.
E nel frattempo "la munnezza" resta nelle strade .
Il problema vero dunque non è la raccolta,in quanto ci sono municipalizzate e ditte varie pronte per offrire i propri servigi-bensì lo smaltimento,
Dove cavolo si smaltirà  la spazzatura raccolta?L'inceneritore-dopo anni di diatribe legali,-è in via di costruzione ma non sarà pronto prima della fine dell'anno;di nuovi siti di stoccaggio nessun comune vuole sentirne parlare :Tal dei Tali non la vuole;Tizio risponde :e figurati se la voglio io!; Sempronio dice.Picche!; ed ecco che mentre si studia, l'ammalato muore; le nostre città diventano discariche a cielo aperto ; l'orografia cambia  e il mostro sbattuto in prima pagina.
I napoletani,terzo mondo ,incapaci di smaltire e di differenziare.
Il peggio è che ti chiamano i parenti napoletani che si son rifatti una vita al nord-i peggiori secondo me-e ti apostrofano in maniera anche annoiata-ma che cosa combinate lì?Manco vi civilizzate?
E tu va in bestia.
Un ultimo appunto.L'esercito non serve a niente.Il problema-lo ripeterò fino alla nausea -non è la raccolta ma lo smaltimento.
Secondo voi cosa potrebbero fare i soldati dell'esercito?Smaltire le sacchette nei carri armati?
Come direbbe Totò:Ma mi faccia il piacere.


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permalink | inviato da mokella il 2/1/2008 alle 12:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa

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